| L’intervento
precoce può aiutare a ritardare l’esordio dei disturbi
psicotici, a moderarne la gravità e contrastarne le conseguenze,
e infine a ostacolare il deterioramento dell’adattamento
sociale.
Nella maggior parte dei casi, il primo episodio psicotico
è preceduto da un periodo – da 2 a 4 anni- in
cui è possibile riconoscere alcuni segni di disagio
(come il ritiro sociale e l’interruzione di importanti
attività), prima che si manifestino i sintomi psicotici;
in questo periodo, in cui la situazione è ancora fluida
e il danneggiamento può non essere ancora avvenuto,
è molto importante individuare precocemente i segnali
di disagio e intraprendere eventualmente un trattamento terapeutico.
Anche nel caso in cui sia già avvenuto il primo episodio
psicotico esiste comunque la possibilità di ridurre
la disabilità connessa alla malattia mediante un intervento
tempestivo e adeguato; nel periodo di 2 o 3 anni che segue
l’esordio psicotico, infatti, la malattia è ancora
plastica e decisamente sensibile al trattamento. In ogni caso,
ritardare la terapia rende più lenta e faticosa la
guarigione dalla malattia.
Che cosa comporta non intervenire?
Non intervenire può portare la persona a compromettere
i rapporti con la propria famiglia, a perdere gli amici e
il lavoro. La solitudine che ne deriva spesso rende depressi,
fa aumentare il rischio di usare sostanze stupefacenti e di
fare del male a sé stessi o a qualcun altro.
La malattia può rovinare
l’adolescenza e la giovinezza di chi ne soffre; la terapia,
invece, permette al giovane di vivere in modo proficuo il
proprio presente e il proprio futuro.
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